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esperienze
con l'acquario olandese
Tra
le molteplici espressioni dell’arte acquariofila, credo che
gli allestimenti all’olandese meritino un posto di primo
piano.
Tornato
alla ribalta in questi ultimi anni, l’acquario allestito
all’olandese può essere considerato senza dubbio alcuno una
delle massime espressioni dell’acquario naturale o, come altri
amano definirlo, dell’acquario secondo natura.
Invero,
anche l’acquario olandese è sempre il frutto di una attenta e
minuziosa progettazione: “ogni foglia al suo posto” dettava
un noto proverbio conosciuto dai giardinieri della Reggia di
Versailles.
Si
tratta di un acquario di piante, piuttosto che di un acquario
con piante, diverso anche dai più rigorosi acquari Zen, dai
quali si discosta per l’assenza di una riproduzione rigorosa
di ambienti naturali. Credo che l’acquario olandese possa
senz’altro essere considerato al pari di una bella aiuola
fiorita.
Fatte
queste debite premesse, risulta chiaro come i pesci, in questo
particolare allestimento assumano un ruolo incidentale e mai da
protagonisti, atteso che sono sempre le piante a farla da
padrone.
E’
indubbio, quindi, che la scelta dei materiali da utilizzare
nella fase preparatoria dell’allestimento sia di fondamentale
importanza se si vogliono ottenere apprezzabili e duraturi
risultati.
Nonostante
abbia visto allestimenti bellissimi racchiusi in vasche di
modeste dimensioni, credo (ma è parere personalissimo) che la
migliore riuscita la diano acquari di 100/120 cm, in cui è più
agevole creare contrasti di colore, giocando con volumi e
prospettica.
In
genere si opta sempre per vasche dalla forma classica
rettangolare, evitando quelle bombate o trapezoidali a
spigolo vivo. La colonna d’acqua gioca anch’essa un ruolo
importante per la riuscita dell’allestimento ed è per questo
motivo che, in genere, si cerca di evitare vasche alte più di
40/50 cm, limite quest’ultimo da considerarsi quasi sempre
invalicabile.
» [L’illuminazione]
Qui potrebbe aprirsi un interminabile dibattito, specie con
riferimento alle caratteristiche tecniche delle lampade (lumen,
watt, temperatura di colore ecc.),
Che
scegliate dei classici neon t8, delle compatte, delle hql o dei
più moderni tubi t5, l’illuminazione è il comune
denominatore con cui dovremo confrontarci quotidianamente se
vorremo ottenere una crescita sana e rigogliosa delle nostre
piante.
Strettamente
connesso al precedente aspetto è quello legato al fotoperiodo e
cioè alla durata dell’emissione luminosa, indispensabile ai
vegetali per portare a compimento il processo fotosintetico che,
com’è noto, permette di trasformare la fonte luminosa in
energia vitale.
Indicativamente
un arco temporale di 8/10 ore (da raggiungere gradatamente dal
momento di start up della vasca) è generalmente più che
sufficiente allo scopo.
Per
personale esperienza ritengo che periodi più lunghi non solo
risultano inutili per le piante, ma a volte aprono le porte alle
pericolose inquiline di ogni acquario: le alghe.
» [Substrato e
fertilizzazione] Se in un acquario tradizionale siamo soliti
attribuire notevole importanza a questi due elementi, non appare
superfluo rilevare come questi assumano un ruolo determinante in
vasche dedicate esclusivamente alla coltivazione di piante.
Si
è spesso dibattuto circa la reale necessità di un buon
substrato fertilizzante in acquario, osservandosi come, a volte,
lo stesso possa essere agevolmente sostituito da un buon
programma di fertilizzazione liquida e, al più, da
fertilizzanti a lenta cessione da porre direttamente a contatto
con le radici.
è
stato dimostrato come, messe in condizione di potere
“scegliere” tra una somministrazione solo liquida di
nutrienti e (anche) un buon substrato fertilizzato, le piante
optino per questa seconda via quando vogliano assumere i
nutrienti indispensabili per la loro crescita (ferro e potassio
in primis), sviluppando radici e pneumatofori per una pronta e
veloce assimilazione.
Ritengo
quindi che, anche in questo caso, la verità stia a metà e che
non esista un solo modo migliore per garantire una crescita sana
e rigogliosa, ma che, invece, sia indispensabile favorire ed
assecondare le richieste delle piante fornendo tutti gli
elementi (in forma solida e liquida) che la legge del
“minimo” di Liebig riconosce come necessari .
Altra
legenda metropolitana da sfatare credo sia quella che attiene
agli strumenti che la pianta usa per l’assunzione dei
nutrienti.
Si
è spesso convinti che le piante acquatiche assumano i nutrienti
solo per via fogliare, attribuendo, per conseguenza scarsa
importanza all’apparato radicale e, quindi, ad un buon
substrato fertilizzante. Ciò, in effetti è vero solo a metà.
Le
piante (tutte le piante e non solo le “acquatiche”)
utilizzano ogni strumento a loro idoneo per nutrirsi: radici,
foglie, fusti. Questa peculiarità è nota agli acquariofili più
maturi, che sono soliti mettere a disposizione delle piante i
micro e macro elementi non solo in forma liquida, ma anche (e
soprattutto) in forma solida per un apporto per via radicale.
Anzi, come già osservato, la presenza di un buon substrato
fertilizzato sembra essere la scelta favorita da molte piante.
Ecco
quindi che non esiste una sola forma di assunzione di nutrienti,
ma che esistono piante che si nutrono prevalentemente per via
radicale ed altre che assumono i nutrienti prevalentemente per
via fogliare.
La
risposta a “cosa e come” somministrare dovrebbe, a questo
punto, essere quasi scontata: tutto. In forma liquida e solida,
purché si somministri l’intero complesso di micro e macro
nutrienti. Ferro, azoto, potassio, carbonio, elementi in traccia
ecc.
Quanto
alla scelta del substrato, esistono oggi in commercio
validissimi “terricci” appositamente studiati per l’acquariofilia
che sono in grado di fornire alle piante (ma anche all’acquariofilo)
ogni tipo di risposta in funzione delle singole necessità.
In
genere è sufficiente stendere un paio di cm di questi preparati
sul fondo dell’acquario e ricoprirli con la ghiaia da noi
scelta per garantire una sufficiente riserva nutritiva per le
nostre piante, almeno per 6/8 mesi.
Ovviamente
questi substrati non sono fonti inesauribili di nutrimento ed è
per questo motivo che trascorso il predetto periodo è
necessario reintegrare parzialmente i nutrienti “dispersi”
facendo uso di appositi stick fertilizzanti a lenta cessione.
» [La Co2]
Non si poteva, in questa sede, tralasciare un breve richiamo al
“motore” trainante dell’acquario all’olandese e cioè la
CO2.
Come
ben sappiamo le piante sono delle inesauribili consumatrici di
carbonio, fornito in acquario principalmente dai pesci.
Purtroppo la quantità di CO2 prodotta dai pinnuti non è mai
sufficiente a garantirne idonei livelli per una crescita
rigogliosa e sana, specie se siamo in presenza di un acquario
dedicando alle piante.
Ecco
quindi la necessità di integrare artificialmente la quantità
di CO2 in modo da garantire costantemente energia per le nostre
piante.
In
rete e nei manuali di acquariologia è facile trovare delle
tabelle comparative che indicano, in base ai valori di pH e di
kh, la concentrazione ideale di CO2 che in genere si attesta su
valori compresi tra 14 e 25 mg/l.
E’
utile anche rammentare come la CO2 funzioni da “tampone”,
equilibrando le caratteristiche dell’acqua dell’acquario su
valori tendenzialmente acidi.
Il
mercato è in grado di offrire degli ottimi diffusori di CO2 sia
con bombola usa e getta che ricaricabile. Un piccolo richiamo
sulla necessità che il micronizzatore “micronizzi” a
sufficienza: tanto più piccole saranno le bollicine erogate,
tanto maggiore sarà la quantità di CO2 distribuita.
» [Il filtro]
non può non riconoscersi la necessità, in un acquario
all’olandese, di un idoneo filtro esterno capace di garantire
un’efficace e costante filtrazione dell’acqua.
Per
le mie vasche sono solito utilizzare filtri esterni
adeguatamente rapportati alla capacità della vasca, riempiti in
maniera tradizionale con cannolicchi e ovatta filtrante (lana di
perlon).
Stante
la presenza di erogatore di CO2 (e la necessità di mantenerla
il più a lungo possibile in vasca), è buona norma porre
l’ugello di mandata dell’acqua in vasca un paio di cm sotto
la superficie, in modo da limitarne al massimo la dispersione.
Anche
la potenza della pompa in dotazione non deve essere eccessiva,
anche per garantire una corretta crescita delle piante che,
diversamente, rischierebbero di fluttuare vorticosamente in
vasca.
» [Le piante]
E poi ci sono loro… le regine dell’acquario.
Che
dire? Con le loro forme e colori ci abbagliano, pronte a
regalarci spettacolari lay out, fioriture inaspettate, crescite
vertiginose…
Sembrerebbe
tutto molto semplice, ma spesso i fatti ci dimostrano che così
non è.
Quella
piantina esile, inserita a ridosso del cespuglietto di
Cryptocorine è diventata invadente; quel piccolo Echinodorus
che due mesi fa mostrava soltanto un paio di foglioline è
cresciuto a dismisura rallentando la crescita di tutte le piante
che crescevano nei suoi pressi; la splendida Anubias che abbiamo
inserito sul tronco è adesso ricoperta da alghe verdi… Che
fare?
Anche
in questo caso il noto detto “prevenire è meglio che
curare” ci torna in aiuto, anzi, conoscere più che prevenire.
Se
solo riuscissimo a prestare per le piante, la stessa attenzione
che prestiamo nella scelta dei pesci, credo che alcuni dei
molteplici problemi che siamo soliti affrontare con le piante
sarebbero eliminati in radice e ciò è tanto più importante
ove ci si appresti ad allestire un acquario olandese.
In
genere, specie se si è alle prime armi, si è soliti piantumare
l’intera area dell’acquario, convinti come si è, che basti
questo per rendere “olandese” un semplice acquario con
piante.
Ciò
così non è e per una molteplice serie di ragioni, prima fra
tutte quella che definiamo “fattore crescita”.
Le
piante crescono e anche velocemente. Ecco l’importanza di
un’adeguata pianificazione del programma di piantumazione, non
legata esclusivamente ai contrasti di forma e colore, ma
improntata anche alle esigenze di ogni singola pianta.
Un
acquario olandese è prima di tutto Armonia, di forme e colori.
Mai armonioso potrà essere l’accostamento di due o più
piante che si sovrappongono diventando antagoniste di luce e
nutrienti.
Imparare
a conoscere: le specie, le esigenze, la crescita e il suo
andamento.
Questi
ritengo siano i fattori (alcuni) per un buon successo.
I
negozi di acquariofilia e le vendite on line sono ormai in grado
di fornire la stragrande maggioranza delle specie di piante
presenti sul mercato ed è quindi piuttosto semplice riuscire a
procurarsi le specie più indicate per il proprio allestimento:
Rotala, Ludwigia, Mayaca, Hygropila, Liminophila, Aponogeton,
Cryptocorine, Anubias, Glossostigma, Vesicularia, Riccia… ce
n’è per tutti i gusti e per tutte le esigenze.
Una
adeguata conoscenza dello “stile di vita” della pianta ci
tornerà molto utile quando dovremo provvedere alla
piantumazione dell’acquario ed è proprio di questo che ci
occuperemo adesso.
» [La
disposizione] E’ sempre molto facile restare meravigliati
davanti alle fotografie di un acquario allestito all’olandese.
Le piante sembrano dipinte su una tavolozza, ogni singolo stelo
o cespuglio non ha più una sua identità perché fa ormai parte
di un tutto complessivo. E’ l’acquario in se che desta
stupore, ogni pianta è al suo posto, nella giusta proporzione e
prospettica, le forme e le dimensioni si sposano armoniosamente.
Ecco, questa è la vera essenza dell’acquario olandese, non
solo (e molto di più di) un acquario con piante. E’
estro, creatività, dovizia nei particolari, attento studio dei
volumi E’ arte.
Ma
come riuscire ad ottenere simili risultati?
Bella
domanda! Non saprei proprio cosa e come rispondere.
Quel
che so è che un acquario olandese necessita di tanto tempo
perché si assesti e si manifesti in tutta la sua bellezza. Io,
dal canto mio, continuo a provare e riprovare, convinto come
sono che la perfezione è solo un attimo irripetibile.
Ma
veniamo alla fase della piantumazione.
Scelte
le piante ed avendo un’idea di massima sulla loro disposizione
(meglio ancora se avremo predisposto un vero e proprio
progetto), provvediamo a sciacquarle delicatamente con acqua
corrente, eliminando tutta l’ovatta di coltura in cui sono
avvolte le radici.
Ove
necessario accorciamo con lame affilate l’apparato radicale e
procediamo all’inserimento nel substrato.
Un
paio di pinzette a manico lungo diventano un arnese
indispensabile per una corretta e agevole piantumazione.
Prendendo
delicatamente ma saldamente la base degli steli da interrare con
le punte della pinzetta, inseriamo uno o due steli per volta nel
substrato, procedendo preferibilmente dalla parte posteriore
dell’acquario verso la parete frontale.
In
sede di piantumazione è buona norma ricordare di non infittire
eccessivamente i gruppi di steli della stessa specie che
altrimenti necessiterebbero di un successivo diradamento, pena
la perdita delle foglie basali ed una crescita stentata da parte
degli steli centrali, poco esposti all’irradiazione luminosa.
» [I pesci]
Come più volte rammentato, l’acquario olandese è un acquario
di piante in cui i pesci rappresentano soltanto dei
co-protagonisti se non proprio delle comparse.
Ecco
quindi la necessità di assumersi la responsabilità di una
scelta di tal fatta. Pochi pesci, meglio se piccoli e della
stessa specie.
I
caracidi sembrano esser lì per questo, pronti a rallegrare con
i loro colori ed i loro movimenti in branco il nostro giardino
sommerso.
Ai
tradizionali Cardinali (sempre di grande effetto, specie in
piccole vasche), mi piace sostituire l’ampia gamma di
Hyphessobricon (rubrostigma, megalopterus, bentosi, eritrostigma),
il genere Moenkausia (sanctaefilomenae, pittieri),
Quanto
al numero è sempre bene raccoglierli in adeguati branchi di
almeno 12/20 esemplari avendo sempre l’accortezza di non
eccedere con l’alimentazione che in un acquario di piante
rischierebbe di produrre effetti devastanti a seguito di
proliferazione algale.
Un
cenno a parte meritano gli “alghivori” che in un acquario di
piante rappresentano delle presenze imprescindibili. Siamensis,
Otocinclus, Garra, ma anche le splendide Caridina japonica
potranno dimostrarsi dei validissimi alleati nella costante
“guerra” contro le alghe.
Io
mi fermo qui, pronto a sorprendermi di nuovo davanti
all’ennesimo acquario, mirabile esempio di vita che
pulsa e che non si arrende. Ostinatamente.
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